Margini

Grosseto, 2008. Edoardo, Iacopo e Michele sono i giovani membri di un gruppo punk. Stanchi di suonare tra sagre e feste dell’Unità, hanno finalmente l’occasione di riscattarsi aprendo la data bolognese dei Defense, famosa band punk hardcore americana. Quando il concerto viene annullato, i tre non si danno per vinti

Descrizione

Sono trascorsi quattordici anni dagli eventi narrati in Margini, unico film italiano presentato alla Settimana Internazionale della Critica, eppure sembrano molti di più. È una scelta formale, precisa, in cui il punto di vista del regista, l’esordiente Niccolò Falsetti (classe 1987, all’attivo vari doc e corti), si riverbera nelle immagini evocative di Alessandro Veridiani, anche lui debuttante come direttore della fotografia.

Parliamo di un decennio, quello degli anni zero del duemila, che almeno finora il cinema ha raccontato in diretta, spesso concentrandosi sulla piccola borghesia, e che Margini finisce per “storicizzare”, fissandone il costume all’altezza della provincia e cercando di riflettere lo spirito di un’epoca attraverso la narrazione di una nicchia. Di una realtà ai margini, appunto.

Sarà forse per questo motivo che i protagonisti della storia, membri di un gruppo punk hardcore di Grosseto, appaiono come dei reduci di una stagione che ognuno ha vissuto diversamente. C’è Michele, il più grande, sposato con prole che, a differenza della moglie più assennata, continua a credere che la musica possa essere occasione per cambiare vita. C’è Edo, coccolato dalla mamma, che lavora nel dancing del patrigno e ma desidera un’esistenza fuori dai canoni. E c’è Iacopo, violoncellista borghese pronto a una tournée internazionale con Barenboim e che si esalta suonando insieme a quegli eccentrici compagni d’avventura.

Lo dimostra il doppio e parallelo racconto di formazione di Edo e Iacopo, entrambi bisognosi di collocarsi in un mondo altro rispetto a quanto previsto dagli altri. E anche il finale che, senza svelarlo, annuncia la dolcezza irrequieta di un futuro imprevedibile e fluido, con la morsa invisibile di una crisi economica e sociale che segnerà soprattutto la provincia e i provinciali.

Quasi un Sapore di mare del punk hardcore, ben confezionato, che piacerà a chi ha vissuto la stagione del Forte a Roma e dell’Estragon a Bologna (per citare due locali evocati dai personaggi) e a chi la rimpiange, ma Margini non nasconde qualche timidezza quando imbocca strade più convenzionali, suggerisce ellissi poco originali, ammicca in cromatismi e sonorità a un tipo di cinema indipendente eppure ormai istituzionale. Producono Alessandro Amato, Luigi Chimienti per dispàrte, i Manetti bros. e Rai Cinema.

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